Romita di Cesi 

 

Emanuele

 

 

Fra Bernardino

Nel nostro mondo veloce, digitale ed interconnesso, provoca una sensazione quanto meno strana sentir parlare di eremiti e luoghi isolati dal resto del mondo. Eppure è proprio di questo che si parla quando si rivolge il pensiero ad un luogo in provincia di Terni, perduto tra le pieghe dei monti che corrono paralleli alla E45, immobili e immutati da millenni, nelle cui insenature, ai piedi del monte Torre Maggiore, si nasconde da secoli un antico convento, dimenticato e riscoperto, ricostruito e portato a nuova vita da un personaggio incredibile che rispondeva al nome di Fra Bernardino.

Rispondeva perché lo scorso 22 maggio, all’età di 83 anni, lasciava le sue spoglie carnali per raggiungere spiritualmente quel Dio a cui ha dedicato la sua intera vita. 

Francescano di origini pugliesi, giunse a Cesi, nel luogo ove sorgeva l’antico convento del 1200 fondato da San Francesco in persona su un sito preesistente e del quale non rimanevano che macerie, guidato da quella Divina Provvidenza che tante volte evocava in vita e che lo condusse alla sua visione, al sogno di ricostruire e riportare alla sua essenza originale quel luogo magico ed ormai perduto. Non ho avuto l’onore ed il piacere di conoscerlo di persona, ma nel corso degli anni ho potuto conoscerne il riflesso delle sue azioni e della sua figura, surreale e quasi onirica che, giorno per giorno, con la sola forza della sua enorme Fede e delle sue azioni fatte di semplicità cristiana e quotidianità legata alla terra ed alle sue creature, ha pervaso tutto di quel luogo magico: le pietre, le piante, gli animali, le tante persone del posto o arrivate da lontano che lo hanno aiutato, sostenuto e supportato nel suo lungo viaggio alla riscoperta di una dimensione altra, di un cammino spirituale e morale sulle tracce di San Francesco e dei suoi insegnamenti più autentici.

Leggere della sua vita, dei suoi pensieri, la sua filosofia semplice ed efficace, il legame con il microcosmo intorno alla Romita ed il mondo di riflesso nella sua vastità fuori, è una vera esperienza fatta di empatia ed emozioni semplici, che invitano a riflettere su quanto questo mondo qui fuori, così forsennatamente spericolato e lanciato senza freni in una discesa mortale, sia inesorabilmente sbagliato. 

In occasione della pandemia nel 2020 disse: 

“Abbiamo maltrattato per anni madre Terra e ora siamo costretti a fermarci e a ripensare i nostri stili di vita”

 

Nelle sue interviste, nelle testimonianze di chi lo ha conosciuto, torna spessissimo questo concetto,  questo ideale così tipicamente francescano della primissima ora, questo suo legame imprescindibile con Madre Terra e con il rispetto che tutti noi le dovremmo, figli ingrati di una così meravigliosa grazia divina. 

Quando si imbocca il sentiero che dal parcheggio del sito archeologico di Carsulae risale il ventre della montagna e che, un passo dietro l’altro ti trasporta in una dimensione al di fuori del tempo e dello spazio, si ha come la sensazione di entrare davvero in un luogo separato dalla vita quotidiana fatta di frenesia e di stress. Ma se questa può essere una sensazione replicabile ogni qual volta ci perdiamo nella natura incontaminata, ciò che invece si prova trovandosi di fronte a questa grande opera di ricostruzione fisica e morale compiuta da Fra Bernardino, è la percezione di un vero miracolo compiuto. Nella lenta ascesa a quel nucleo di magica spiritualità, un passo dietro l’altro, si ha la netta sensazione di entrare e vivere quello stesso sogno che il suo principale fautore volle e desiderò così tanto per tutta la sua vita trascorsa li, con amore e passione, fino alla fine dei suoi giorni.

La Romita di Cesi è stata ricostruita in tanti anni di devozione e duro lavoro, di preghiera e sacrificio, da questo piccolo grande uomo, questo frate, che con i suoi gesti semplici ha cercato di lasciare a tutti noi non semplicemente un convento ricostruito, ma il sogno di una vita diversa e forse migliore, più vicina e salva da quella discesa pericolosa che tutti noi percorriamo, inconsapevoli e sbadati figli di un’epoca troppo presa da se stessa.

“Infine esprimo la volontà che il mio corpo, dopo che la mia anima se ne separa per tornare al suo Creatore, venga cremato. Memore del monito del Mercoledì delle Ceneri: “Ricordati uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai”. Non intendo occupare ancora spazio su questa terra. Tornare alla Madre terra dalla quale veniamo è la cosa più naturale. Vorrei che le mie ceneri fossero sparse nel bosco del Belvedere. 

Contento e riconoscente di essere nato e vissuto così a lungo, di aver avuto in dono la Fede in Gesù Cristo, della vocazione Francescana già a sedici anni, di averla conservata sino a questo momento, di aver scoperto e ricostruito la Romita e di avermela goduta per 39 anni, lascio questo mondo.

In pace con me stesso, con il Mio creatore e con tutti quelli che ho conosciuto.”

Con queste dolci parole, conclusione del lungo testamento reso pubblico pochi giorni dopo la sua morte tramite la pagina FB ‘La Romita di Cesi, amici di Fra Bernardino’ per gentile concessione di una familiare, lasciava questo mondo un uomo, un francescano, un eremita, il cui insegnamento, utopia e sogno realizzato, sono certo vivrà ancora a lungo e potrà essere un rifugio sicuro ed un faro di speranza per tutti noi.

 

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Francesco di Assisi ci ha insegnato la cultura del Dono, a considerare cioè tutto quello che ci circonda come Dono. (…)  Nella sapienza, bellezza e bontà delle creature visibili vedeva riflesse la sapienza, bellezza e bontà del Creatore invisibile; nella magnificenza delle opere d’arte vedeva l’impronta dell’Artista. La gioia, la libertà interiore, l’umiltà, la povertà, la generosità e spontaneità di Francesco sono radicati in questo atteggiamento di fondo.

FRATE BERNARDINO